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Sempri mi cunti

Michelangelo La Rocca

Sociale

Sempri mi cunti
u travagliu di nicu,
mi dici: m'ascunti,
lu senti chi dicu?
Quant’era duru
fari u garzuni,
truzzari cu un muru
chiamatu patruni!
Na mroglia di pani
pi paga ti dava,
nè l'indumani
ti l'aumintava.
Cipudda mangiavi
e pani cu l'ogliu,
nta paglia durmivi
senza cummogliu.
Adasciu, adasciu
cangiaru li cosi,
cadì lu fasciu,
iureru li rosi.
U tò patruni
tuttu scantatu,
pensa: u garzuni
rinnega u passatu!
Tu si cuntenti,
si grapi lu cori,
ma nto nsantu
la spranza ti mori.
L'antru patruni,
certu diffrenti,
nun si garzuni
ma nun si cuntenti!

Sempre racconti

Sempre mi racconti
il lavoro da bambino,
mi dici: mi ascolti,
lo senti che dico?
Un pezzo di pane
per paga ti dava,
né l’indomani
te l’aumentava.
Cipolla mangiavi
e pane con l’olio,
nella paglia dormivi
senza coperta.
Piano, piano
cambiarono le cose,
cadde il fascismo,
fiorirono le rose.
Il tuo padrone,
tutto spaventato,
pensa: il garzone
rinnega il passato.
Tu sei contento,
si apre il tuo cuore,
ma in un attimo,
la speranza ti muore.
Un altro padrone,
certo diverso,
non sei garzone
ma non sei contento!

Michelangelo La Rocca | Poesia pubblicata il 20/11/11 | 2394 letture| 1 commenti

 
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Nota dell'autore:

«Un dialogo con il padre, un ideale passaggio di consegne tra un passato da dimenticare ed un futuro ed una speranza che stenta a decollare e prendere forma!»

 

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.

1 commenti a questa poesia:
«Mi racconti sempre, mio caro papà, di quando da ragazzino facevi il garzone, lavoravi tanto e non eri mai pagato. Eri molto sfruttato, da mangiare il padrone ti dava pane, olio e cipolla, dormivi nella paglia e la tua vita era molto dura. Quando finì la guerra e ci fu il crollo del fascismo una speranza nuova s'impadronì di te, non avresti fatto più il garzone e non saresti stato più sfruttato. Le tue speranze andarono deluse, da un padrone sei passato a un altro padrone e la tirannia nel lavoro è continuata. In effetti in questa nostra terra, cambia la facciata ma le cose... restano immutabili... Una poesia in cui l'autore ha messo la sua anima nell'intento di fare comprendere come è difficile il cambiamento, quello vero.»
Sara Acireale

  
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Michelangelo La Rocca ha pubblicato in questo sito:
 Le sue 23 poesie

La prima poesia pubblicata:
 Il salice piangente (19/10/11)

L'ultima poesia pubblicata:
 Un pianeta nel caos (30/01/19)

Una proposta:
 La rosa, i suoi petali, le sue spine (27/10/17)

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 U viddanu (14/12/11, 5507 letture)

  


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