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U viddanu

Michelangelo La Rocca

Dialettali

Parti lu viddanu
cu lu scuru
pi la campagna
accavaddu lu mulu.
Lu cani abbaia,
la crapa fa mee...
e lu patruni
dici: tevèe...
Arriva fora,
si metti a zappari
e unn'avi tempu
mancu pi mangiari.
Tracodda lu suli,
torna a la casa
e la muglieri
mancu lu vasa.
Du fila di pasta,
u biccheri di vinu
e si va curca
pinsannu... o matinu!

ECCO LA TRADUZIONE COME DA VOI RICHIESTO.

Il Contadino

Parte il contadino
con il buio
per la campagna
cavalcando il mulo.

Il cane abbaia
la capra fa mee...
ed il padrone
dice. .tevee...

Arriva in campagna
si mette a zappare
e non ha il tempo
neanche per mangiare.

Tramonta il sole,
ritorna a casa
e la moglie
neanche lo bacia.

Due etti di pasta,
un bicchiere di vino
e va a dormire
pensando al... mattino!

Michelangelo La Rocca | Poesia pubblicata il 14/12/11 | 5508 letture| 2 commenti

 
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Nota dell'autore:

«Ripropongo una mia vecchia poesia ispirata alla dura vita dei contadini siciliani nel primo dopo guerra.»

 

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.

2 commenti a questa poesia:
«Altri tempi altra vita più dura, altra aria da respirare più genuina. Una vita dedita al più duro dei lavori per la nostra gente siciliana di una volta, quello del contadino che partendo all'alba per sfruttare le ore fresche del mattino, rincasava al calar del sole con la stanchezza addosso per le ore ed ore a zappar la terra, una terra amata, una terra dura, terra grata ed a volte ingrata. Un quadro campestre molto suggestivo in cui si denotano i colori, gli usi ed il sapore amaro di una volta con note di musicale vernacolo. Plauso!»
Angela Schembri

   «Era veramente dura la vita del contadino di tanti anni fa. Partiva per la campagna che era ancora buio, dopo avere dormito soltanto per poche ore. Partiva a cavallo del suo mulo, gli facevano compagnia il cane e una capretta... Arrivava al campo e si metteva a zappare, lavorava sodo e non aveva tempo neanche per mangiare. Quando ritornava non riceveva nemmeno il bacio della moglie anche lei stanchissima per il duro lavoro svolto a casa, (non esisteva lavatrice, nemmeno cucina a gas, in alcuni casi non c'era la luce elettrica). Era una vita d'inferno, il contadino non aveva il tempo di niente, nemmeno di pensare. Apprezzo la poesia di questo autore, sembra che attinga dal verismo di Verga...»
Sara Acireale


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Michelangelo La Rocca ha pubblicato in questo sito:
 Le sue 23 poesie

La prima poesia pubblicata:
 Il salice piangente (19/10/11)

L'ultima poesia pubblicata:
 Un pianeta nel caos (30/01/19)

Una proposta:
 La rosa, i suoi petali, le sue spine (27/10/17)

La poesia più letta:
 U viddanu (14/12/11, 5508 letture)

  


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